Alchemia Spirits e Empress Gin: intervista a Claudia Cenci, tra distillazione e identità

Alchemia Spirits e Empress Gin: intervista a Claudia Cenci, tra distillazione e identità

Apr 02, 2026Admin Shopify

Nel mondo dei distillati si parla spesso di botaniche, ricette e tecniche. Molto meno di visione. Eppure è proprio da lì che nascono i progetti che restano. Abbiamo parlato con Claudia Cenci, ideatrice di Alchemia Spirits, per capire cosa significa oggi costruire un gin con un’identità precisa.


Alchemia Spirits è un nome forte. Da dove nasce?

Nasce da un concetto molto semplice, ma spesso dimenticato: la trasformazione. L’alchimia, prima ancora che simbolo, è la capacità di prendere materie prime e trasformarle in qualcosa di più complesso, più armonico, più leggibile. È esattamente quello che succede nella distillazione quando viene fatta con attenzione.

Non volevamo un nome evocativo fine a sé stesso. Volevamo un nome che raccontasse il metodo.


Il tuo percorso è legato al vino. Come si arriva alla distillazione?

In modo abbastanza naturale. Lavorando come sommelier e selezionatrice ho passato anni ad analizzare profili aromatici, equilibri, coerenza dei prodotti. A un certo punto è diventato inevitabile voler applicare quello stesso rigore alla distillazione.

La differenza è che nel vino interpreti qualcosa che già esiste. Nella distillazione costruisci da zero. Questo cambia completamente la responsabilità, ma anche la libertà.


Qual è stata la linea guida nella costruzione delle ricette?

La leggibilità. È una parola che uso spesso perché credo sia centrale. Un distillato deve essere comprensibile, non confuso. Ogni botanica deve avere un ruolo preciso, deve dialogare con le altre senza sovrapporsi.

Oggi vedo molti prodotti costruiti per stupire subito, magari con botaniche esotiche o combinazioni molto spinte. Non è la nostra strada. Preferiamo lavorare su equilibrio, coerenza e durata nel tempo.


Questo approccio si ritrova in Empress London Dry Gin?

Sì, completamente. Empress nasce proprio da questa idea di equilibrio. Volevamo partire da una base classica, riconoscibile, e reinterpretarla attraverso il territorio.

Il ginepro toscano è diventato l’asse centrale. Attorno abbiamo costruito una struttura che richiama la macchia mediterranea: iris, rosa canina, alloro, salvia, finocchietto selvatico. Poi ci sono elementi come il coriandolo, il pepe nero e la scorza di limone che servono a dare slancio e definizione.


Il nome “Empress” ha un riferimento preciso?

Sì, alla carta dei tarocchi dell’Imperatrice. Non come elemento estetico, ma come significato. L’Imperatrice rappresenta equilibrio, armonia, capacità di generare senza forzare.

Ci sembrava una sintesi perfetta del progetto. Un gin dove tutto è al suo posto, senza eccessi, senza bisogno di dimostrare qualcosa.


Che tipo di gin è, nel concreto?

È un London Dry molto pulito, morbido, elegante. Il ginepro si sente chiaramente, ma non è mai aggressivo. Al naso emergono note erbacee e floreali, con una componente agrumata che tiene tutto molto vivo.

Al palato è rotondo, equilibrato, con una progressione lineare e un finale leggermente sapido che dà profondità senza appesantire.


È pensato più per la miscelazione o per la degustazione?

Per entrambi, ma con un’idea precisa. Deve funzionare bene in miscelazione, perché è lì che oggi il gin vive di più. Ma volevamo anche che fosse piacevole da solo, proprio grazie alla sua pulizia e al suo equilibrio.

Se un distillato è costruito bene, non ha bisogno di nascondersi dietro un cocktail.


In un mercato sempre più affollato, cosa fa davvero la differenza?

La coerenza. Oggi ci sono tantissimi prodotti, ma non tutti hanno una direzione chiara. Si percepisce quando un progetto è costruito per durare e quando invece nasce per inseguire una tendenza.

Noi abbiamo scelto di lavorare su qualcosa che possa restare stabile nel tempo. Non cambiare continuamente, ma essere riconoscibili.


Se dovessi riassumere Alchemia in una frase?

Direi questo: trasformare tecnica e materia in equilibrio.
Senza eccessi, senza compromessi.


In un momento in cui il mercato del vino e dei distillati sta diventando sempre più selettivo, progetti come Alchemia Spirits mostrano una direzione chiara. Non più quantità, ma identità. Non più effetto, ma coerenza.

E forse è proprio qui che la trasformazione, quella vera, continua a fare la differenza.

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