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Perricone: il ribelle dimenticato che torna a comandare

May 16, 2025Claudia Cenci

🕒 Tempo di lettura: 4 minuti

Nel grande teatro del vino siciliano, da anni il protagonista è il Nero d’Avola. Applaudito, esportato, celebrato. Ma dietro le quinte, tra i palchi polverosi e le vigne antiche, un vecchio attore aspetta il suo ritorno.
Il suo nome? Perricone.
Il vitigno dimenticato che oggi — silenziosamente — torna a reclamare la scena.


Origini misteriose e carattere forte

Antico, sicuramente pre-fillosserico, il Perricone nasce tra Palermo e Trapani. Fino all’inizio del ‘900 era il vitigno più coltivato della Sicilia occidentale, usato per i rossi intensi da taglio e per il Marsala Ruby.

Poi, lentamente, sparì. Troppo difficile da coltivare, troppo "sanguigno", troppo autentico per la viticoltura moderna. Ma oggi, in un’epoca che riscopre l’identità, la territorialità, e persino le imperfezioni, il Perricone è tornato. E morde.


Il profilo: un vino che non chiede il permesso

Profumo: mora di rovo, pepe nero, terra bagnata, erbe selvatiche.
In bocca: tannico, vibrante, affilato. Con un retrogusto amarognolo che divide: chi lo ama, lo sogna; chi non lo capisce, cambia bicchiere.

Il Perricone è un rosso contadino con la mente da intellettuale. Ti sfida, ti parla dialetto, ma sa recitare Shakespeare se glielo chiedi.


Dove cresce oggi il Perricone?

  • Alcamo e Trapani – nella DOC Monreale e nel cuore rurale della Sicilia nord-occidentale.

  • Etna e zone vulcaniche – nuove interpretazioni più fini e verticali.

  • Sicilia centrale – blend interessanti con Frappato e Nero d’Avola.

Cantine da seguire: Feudo Montoni, Porta del Vento, Centopassi, Sallier de La Tour, Abbazia Santa Anastasia.


Cosa mangiarci?

  • Caponata tiepida con pane di Tumminia

  • Coniglio in agrodolce

  • Tagliatelle al ragù di tonno e cipolla

  • Pecorino siciliano stagionato

  • Cous cous di carne

È un vino da tavola vera, non da degustazione in silenzio. Va servito a voce alta, con storie, mani che gesticolano e risate sincere.


Perché sta tornando?

  1. Perché la Sicilia ha sete di autenticità, e il Perricone è 100% identità.

  2. Perché il mondo cerca rotti, selvatici, onesti — e questo vino è così.

  3. Perché la nuova generazione di vignaioli ha il coraggio di ridargli spazio, nonostante le difficoltà.

  4. Perché nei suoi spigoli si nasconde una bellezza vera, che non deve piacere a tutti.


Bere Perricone è un atto di resistenza

In un mondo dove tutto deve essere rotondo, fruttato e "instagrammabile", il Perricone è spigoloso, territoriale, vero.
È un vino che racconta storie di terra dura, vento caldo, gesti antichi.
E chi lo beve — consapevolmente — non beve solo vino: beve memoria. Beve coraggio. Beve futuro.

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