5 falsi miti sul vino rose

Rosé, ci tocca parlare di te

Jul 28, 2025Claudia Cenci

⏱ Tempo di Lettura: 3 minuti

Ogni volta che si parla di vino rosato, qualcuno storce il naso.
Troppo chiaro per essere un rosso, troppo serio per essere un bianco.
C’è chi lo snobba, chi lo vede come “vino da donne”, chi pensa si faccia mescolando rosso e bianco come in una bibita da bar dello sport.

E invece il rosé, se solo potesse parlare, risponderebbe con garbo e un sorso elegante: “Mi avete capito proprio male.”

Il rosé non è un compromesso

Partiamo da qui.
Il vino rosato non è un mezzo vino, ma una categoria a sé. Ha un suo modo di essere prodotto, un’identità ben precisa e una versatilità che pochi altri vini possono vantare.

No, non si fa mescolando vino bianco e vino rosso (almeno non nei Paesi dove il vino si prende sul serio). Si ottiene invece da uve a bacca rossa, lasciando le bucce a contatto col mosto solo per pochissimo tempo. Il risultato? Un vino che ha l’anima del rosso, ma la beva del bianco.

Il falso mito del "vino da donne"

Un altro pregiudizio duro a morire è che il rosato sia un vino "da signorine".
Colpa forse del colore delicato, o del marketing patinato che per anni l’ha impacchettato tra fenicotteri, palme e playlist chill.
Ma chiunque abbia mai assaggiato un rosato di Aglianico, un Cerasuolo d’Abruzzo, o anche solo un rosé provenzale fatto bene, sa che non c’è niente di leggerino in quei bicchieri.

È un vino serio.
Che però sa anche divertirsi.

È dolce? Non proprio

Molti pensano al rosato come a qualcosa di zuccheroso. Forse perché i primi rosé arrivati sugli scaffali, negli anni passati, erano spesso abboccati, disegnati per accontentare tutti.

Oggi, per fortuna, è cambiato tutto.
La maggior parte dei rosati moderni – italiani e non – è secca, fresca, minerale e profumata, perfetta per la tavola, per l’aperitivo, per accompagnare piatti piccanti, pesce grasso, salumi o verdure estive.

Il rosé tutto l’anno

Altra leggenda da smontare: il rosato “solo d’estate”.
È vero, è perfetto sotto al sole, con il ghiaccio che suda nel secchiello. Ma pensa a un risotto ai frutti di mare, a una vellutata di zucca con speck croccante, o a un pollo al curry: vuoi davvero negargli il rosé, solo perché fuori ci sono 12 gradi?

Il rosato non è stagionale, è trasversale.
Proprio perché sta in equilibrio, sa adattarsi. È il vino che non mette in difficoltà la tavola, e che sa stare in compagnia senza protagonismi.

Né carne né pesce? No: tutto

C’è anche chi lo accusa di “non avere una personalità precisa”. Ma è proprio il contrario: ha più identità, proprio perché sa esprimere molte uve, territori, stili.
Dalla Provenza alla Puglia, dalla Sardegna alla Loira, ogni rosé è un racconto diverso.
Alcuni sono freschi e floreali, altri intensi e strutturati. Alcuni sembrano parlare francese, altri urlano in dialetto.

Insomma, il rosato non è una moda passeggera. È un vino vero, completo, e – se scelto con cura – uno dei più intelligenti da tenere in cantina.


In conclusione: rivalutatelo

Se pensi ancora che il rosato sia un vino minore, forse non hai mai bevuto quello giusto.
Dagli una seconda chance.
Non ti farà cambiare idea con rumore, ma con garbo e persistenza, come fanno le cose buone.


📦 Su sparkleitaly.com trovi rosati da conoscere, da bere e da raccontare.
E magari, la prossima volta, sarai tu a difenderlo al tavolo con gli amici.

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