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Quando in un piatto entra in scena il peperoncino, cambia tutto. Il profumo si fa più intenso, il palato si accende, e la sfida inizia: quale vino riuscirà a stargli dietro senza soccombere?
Perché, diciamolo, non è un cliente facile.
Il piccante non è un gusto, è una sensazione termica, una sorta di piccolo incendio gestito dalla capsaicina, la molecola responsabile di quel bruciore tanto amato quanto temuto.
La prima cosa da evitare è soffiare sul fuoco con benzina: vini troppo alcolici o troppo tannici rischiano di amplificare la sensazione di calore, trasformando ogni sorso in un'esperienza... da pompiere.
E allora come si gioca questa partita?
Il segreto sta nell’equilibrio. Un vino che funziona con il piccante non deve imporsi, ma accompagnare. Deve avere una buona acidità, per rinfrescare il palato. Magari anche una leggera dolcezza – non zuccherosa, ma morbida – capace di addolcire i toni più aggressivi. E poi, certo, un bel profumo: perché l’aromaticità crea armonia con le spezie, le esalta, le incornicia.
Pensiamo a un Gewürztraminer ben fatto: intenso, floreale, lievemente amabile. Sta a meraviglia con un curry tailandese o con dei tacos piccanti al gambero. Oppure a un Riesling, magari anche un po' dolce: sapido, agrumato, capace di fare il suo lavoro con eleganza, senza strafare.
Se ci spostiamo sui piatti italiani, come una bella pasta all’arrabbiata, la scelta può cadere su un rosato fresco e fruttato, come un Cerasuolo d’Abruzzo o un rosato pugliese da Negroamaro. Meglio ancora se servito leggermente freddo: la freschezza sarà la tua alleata più fidata.
Anche un buon Lambrusco secco, con la sua bollicina delicata e il frutto vivace, può sorprendere su piatti della tradizione emiliana con un pizzico di fuoco. Sì, anche lui ha il suo perché.
Quello che invece conviene tenere lontano sono i rossi troppo potenti, troppo strutturati, troppo… tutto. Barolo, Sagrantino, Cabernet: lascia che brillino con altri piatti. Con il peperoncino, rischiano di dominare, e perdere la partita.
Alla fine, la regola è semplice: non cercare il vino che spegne il fuoco, ma quello che ci balla insieme. Che si lascia attraversare dal piccante, lo asseconda, lo accompagna.
Perché il vero abbinamento non è una sfida. È una danza.
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