vino e ricordi

Il Vino della Memoria: perché a maggio beviamo per ricordare

May 16, 2025Claudia Cenci

🕒 Tempo di lettura: 4 minuti

C'è un momento preciso, in maggio, in cui il profumo dell’erba bagnata, il tepore del sole al tramonto e il primo sorso fresco di vino bianco ti riportano da qualche parte. Un picnic dell’infanzia, un pranzo di famiglia, una storia d’amore finita o mai cominciata.

Non è poesia, è neuroscienza: il vino attiva le stesse aree del cervello coinvolte nella memoria episodica. In pratica, ogni sorso può essere un portale temporale.


Il vino parla con l’ippocampo (quello del cervello, non del mare)

Lo sapevi? L’aroma di un vino — a differenza di quello di qualsiasi altro alimento — non è solo gusto o olfatto, ma un’esperienza complessa che stimola l’ippocampo, la parte del cervello che gestisce il ricordo.

E maggio, mese di fioriture, anniversari, ritorni e partenze, è il momento perfetto per attivare quei ricordi nascosti sotto il tappeto della routine.


Ma il vino della memoria esiste davvero?

Sì. Alcuni produttori stanno riscoprendo vitigni perduti, usanze contadine e bottiglie "emozionali". Vini che non puntano alla perfezione tecnica, ma alla capacità evocativa.

Esempi?

  • Malvasia di Lipari passita: dolce come una sera d’infanzia.

  • Ciliegiolo della Maremma: rustico, semplice, vero.

  • Pignoletto frizzante col fondo: sa di scampagnate, tovaglie a quadretti e risa leggere.


Un esperimento da fare a casa

  1. Prendi una bottiglia che non conosci.

  2. Aprila in silenzio.

  3. Bevi il primo sorso ad occhi chiusi.

  4. Lascia che il tuo cervello faccia il resto.

Molti non lo dicono, ma succede spesso: si sente una voce, si rivede una scena, si torna indietro.

Il vino, in questo senso, è una macchina del tempo liquida.


La memoria del vino e la memoria del mondo

Nel mito greco, Mnemosine — dea della memoria — era madre delle Muse. Senza memoria, niente poesia, niente arte, niente musica.
E il vino era sacro a Dioniso, il dio del delirio e della verità interiore.

Bevendo, gli antichi non cercavano l’oblio, ma la rivelazione.


A maggio si beve per ricordare

Non per dimenticare l’inverno. Ma per ricordare chi siamo.
E forse, tra un bianco aromatico e un rosso leggero, torneranno odori, gesti, volti.
Anche solo per un attimo.
Anche solo per un sorso.

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